martedì 9 settembre 2008

Ci pensavo oggi mentre camminavo, quando mi capita di sentire proprio quella canzone, quando i ricordi si fanno nostalgici.


Mi manca lui, il mio amato tango.


Mi manca come il corpo di un amante con cui ci si fonde a occhi chiusi, mi manca come una mano poggiata piano sulla guancia, come un braccio che ti cinge la vita.


Nei momenti di quiete, quando la casa è silenziosa, indosso le mie scarpe, complici di mille passi timidamente audaci, e ballo. Ballo da sola. O abbracciata a un pensiero geloso, capriccioso, triste, euforico.


Rumore di tacchi sul parquet e profumo di intense emozioni. Di labbra colorate di rosso e piedi bianchi. Di te, così languido e fiero.



Di occhi aperti e poi chiusi o un pò e un pò.


"Il tango è un pensiero triste che si balla"
Nell'aria: questo...

25 commenti:

butterfly.23 ha detto...

è bello avere delle passioni, ti riempie la vita!

grazie di essere passata da me, ti metto nei link amici, a presto!

Silvia ha detto...

Sai ballare il tango? Uhhhh, che meraviglia!! Trovo che sia qualcosa di meraviglioso!!! (te lo dice una che è un tronco...). Complimenti!!

Ciao! ;-))

Faby ha detto...

E allora balla...perditi tra le note e lasciati trasportare da quella magia che solo la tua mente sa creare...
Un abbraccio:D

Federica ha detto...

è bella la passione che ci metti nelle cose! e il tango è pure quello..

alfie ha detto...

bello il tango e molto sensuale.. peccato che nn ho il senso del ritmo e nemmeno del ballo...

Anonimo ha detto...

Il tango, una ventata, una follia
che sfida gli anni frettolosi;
l’uomo
impastato di polvere e di tempo
dura meno della tenue melodia,
che è solo tempo. Il tango crea
un torbido
irreale passato, senza certezza
alcuna,
un ricordo impossibile d’essere
morto
lottando, a una svolta del sobborgo.....

Anonimo ha detto...

La musica che non cambia muore.
Tutto ciò che si ferma ristagna.
L’acqua che ristagna s’imputridisce,
per questo tento sempre di cambiare e
non mi pento "A.Piazzolla"

Fragola ha detto...

e perchè non vai più a ballare?? quando ricominci?? ...che quelle scarpette rosse vanno portate fuori...

Jessica ha detto...

Il tango ti rende viva e speciale, non hai modo di riprendere? O comunque ballarlo a tempo libero?

Anonimo ha detto...

Il tango argentino: una sentimentale miscela di culture tra le strade di Buenos Aires
Il termine "tango" iniziò a diffondersi a Buenos Aires verso il 1820, riferito ad un tipo di percussione usata dagli afromaericani. Può sembrare una forzatura associare questo significato con la danza che, sebbene almeno in apparenza porti lo stesso nome, si diffuse sessant'anni dopo.
Ecco il perchè.
Nell'800 Buenos Aires è la città dove "far fortuna". Nonostante la durezza dei lavori disponibili, data la grande disponibilità di manodopera, i salari erano piuttosto miseri. Famiglie di Italiani, Francesi, Ungheresi, Ebrei e Slavi, cui presto si unirono schiavi liberati e Argentini della seconda e terza generazione, provenienti dalle pampas, convivevano in squallidi appartamenti in quartieri costruiti dal nulla, detti "Orilla", creando una miscela unica e irripetibile di tradizioni etniche e culturali che è diventata l'ingrediente magico di un processo creativo.
Nei vicoli dell'Orilla, i nuovi Argentini condividevano un destino di disillusionee disperazione, da cui ben presto emerse una speranza comune rappresentata da una volontà di fuga, sia pure soltanto momentanea, dall'oppressione, sentimento forte espresso in canzoni, cantate in "Lunfardo", il dialetto degli emarginati, sorta di lingua comune fortemente influenzata dal Francese e dall'Italiano.
Le canzoni cantavano la tristezza delle persone, ma anche la loro felicità e le loro gioie. Cantavano la nostalgia e la distanza, ma anche le speranze e le aspirazioni. Cantavano la solitudine, ma anche la lealtà e la fratellanza nell'avversità. La canzone, come in tante altre parti del mondo, divenne la consolazione in musica dell'uomo. E la canzone richiede come suo completamento espressivo la danza ed è così che nel vicoli di Buenos Aires, è nato il tango.
La gente della pampa, i Gauchos, portano la Payada, un'antica forma di poesia popolare caratteristica delle feste di paese: il Payador improvvisa sei versi endecasillabi, seguiti da un caratteristico stacco di chitarra. Intorno al 1870 la payada si evolve e ad essa si unisce il ballo: è la Habanera, danza spagnola diffusasi a Cuba e portata dai marinai fino alle due sponde del Rio della Plata, che si diffonde ma immediatamente si trasforma, assumendo l'andamento caratteristico e insolito di una camminata in cui l'uomo avanza e la donna indietreggia. Nasce così la Milonga(che in Spagnolo significa festa), e milonguear significa passare la notte alternando canto e ballo.
Dal porto di Buenos Aires arriva anche il Candombè, danza caratteristica dei neri (che avevano abitato un piccolo borgo nella parte vecchia prima di scomparire decimati dalla febbre gialla), in cui le coppie ballano separate ma molto vicine, abbandonandosi a sensuali movimenti pelvici.
Sono gli ingredienti che si fondono nel tango.

me, just an Italian man ha detto...

Il tango non può essere triste..
è un ballo di coppia, e quando hai il partner ideale è l'esaltazione della passione e della sensualità..
I corpi si toccano, i visi si sfiorano, gli sguardi si incontrano... e poi la musica, il gioco di luci..

Sara, non puoi essere triste se ti piace ballare...

...inchinandosi leggermente verso di lei e porgendole la mano.. "Permette? mi concederebbe di ballare con lei?"..

Anonimo ha detto...

In origine il tango è sola musica per accompagnare la danza, e gli strumenti musicali del Tango sono, infatti, il pianoforte, la chitarra e il flauto che, in combinazione con le diverse tradizioni musicali degli immigrati, produssero uno sviluppo della Milonga in una prima forma anticipatoria del Tango, così come oggi lo conosciamo. Il conjunto tipico è un trio di flauto, arpa, violino (l'arpa è di tipo diatonico, caratteristica degli indios del Paraguay) oppure flauto, chitarra, violino o anche clarinetto, chitarra, violino. Gli strumenti sono trasportabili, adatti sia a feste che a ritrovi di strada o di cortile. I musicisti suonano ad orecchio e spesso improvvisano, ed è per questo che le arie del primo periodo - non trascritte ne ancora incise su disco - sono in gran parte perdute.
La musica dava agli immigrati la possibilità di lasciarsi andare nella nostalgia per un più felice passato, di provare un momentaneo attimo di piacere nel presente e di sognare un futuro migliore. E poi, la musica gioiosa e i ritmi sincopati della Milonga portavano con sé il senso del momento, un attimo di fuga temporanea, la possibilità di dimenticare, sensazioni da apprezzare.Quando poi la danza terminava e i ballerini tornavano nelle loro squallide e patetiche abitazioni, ben altra era la canzone che si cantava!
Fra la gente dei bassifondi, il pianoforte era sostituito dal bandoneòn,una sorta di fisarmonica. Amato dagli Italiani, ma originario della Germania (dove non ebbe molta fortuna)- lo strumento fu inventato da Heinrich Band (da cui il nome) - dove venne impiantata la prima fabbrica nel 1843. Il bandoneòn fu creato come strumento per la liturgia ecclesiastica, con lo scopo di sostituire l'organo nelle parrocchie meno dotate di mezzi economici. Nel gennaio del 1868 una nave svedese, la fregata "Landskrona" gettò le ancore nel porto di Buenos Aires. La leggenda racconta che parte dell'equipaggio fu invitato ad abbondanti libagioni, della durata di tre giorni, nei locali dell'angiporto e che un marinaio, avendo speso fino all'ultimo peso, barratò il suo bandoneòn (che si ritiene essere stato il primo in tutto il Sud America) per un ultima bottiglia di liquore.
Con l'introduzione dei particolari timbri musicali del bandoneòn il Tango venne a perdere la sua apparenza di gioiosità per acquisire una sonorità più corposa e accorata che meglio andava a descrivere le emozioni che la canzone voleva esprimere.

DUBBAFETTA ha detto...

"e nessun tango mai piu' ci piacera'"

fossati

Mi piace sapere di poterlo riamare ancora, grazie a te

Giulianissima ha detto...

mi ha sempre incuriosita il tango, per i suoi ritmi, i movimenti di chi lo danza. sembra suggerire il lato passionale, intenso, vibrante e anche doloroso dell'amore. se ti piace tanto, continua a danzare, farà bene al tuo corpo e alla tua anima.

Anonimo ha detto...

A partire dal 1900, quando il tango comincia a entrare nei teatri e nei caffè, si impone il trio bandoneòn-violino-pianoforte. Mentre il genere si evolve e l'orchestrazione diviene più ricca, negli anni '10 al trio si sostituisce sul palco il sexteto tipico: due bandoneònes, 2 violini, pianoforte, contrabbasso. Cominciano così a dedicarsi al tango strumentisti e direttori sempre più colti musicalmente, quasi sempre italiani.
Il tango divenne intenso, drammatico, malinconico. Il giro di bassi cadenzava la situazione di inerzia impotente che si rivelava agli occhi di quei suonatori del "ghetto" mentre la melodia traduceva le emozioni di coloro che la canzone cantava. La lotta per superare l'inerzia delle circostanze e la bramosia di una nuova libertà si trasferivano prepotentemente nella musica del tango, come lava eruttata da un vulcano. Un famoso tango di Canaro e Mores, "Adios Pampa Mia", esprime perfettamente questo stato d'animo.
I parolieri descrivevano una visione fatalistica delle loro sfortunate condizioni sociali, cui spesso associavano la vergogna di deludere e tradire la loro classe sociale, la famiglia, gli amici e la nostalgia per i tempi perduti e gli amori sfuggiti. Il tango divenne così, quasi automaticamente, una metafora della vita stessa.
Discepolo, uno dei primi compositori di tango, disse:"Il tango è un pensiero triste espresso in forma di danza". Ma il tango non è solo un pensiero, è un'emozione, una sensazione, un enigma. E' una danza non solo del momento, ma della potenzialità del momento. E' la danza con centinaia di segreti, migliaia di ombre, milioni di misteri. E' la danza della velatura azzurrina della nebbia e dello sfavillio del riflesso delle luci dei lampioni sui mosaici di petra delle strade; è la danza di uno sguardo scambiato, di uno stiletto in una mano invisibile.
Il Tango univa la sua persone e divenne quasi un inno alle loro aspirazioni. Leone Tolstoi, il grande scrittore russo, descrisse il tango come l'"inno di morte" del capitalismo. Essendosi attirato addosso la disapprovazione delle autorità costituite, il tango divenne una forma di espressione underground.
L'adolescenza del Tango era passata nelle osterie e nei bordelli di Buenos Aires. Gli adepti si incontravano in oscuri bar per bere, suonando e ballando in angoli scarsamente illuminati. La sensualità e l'eroticità del Tango fecero ben presto nascere l'identificazione fra la capacità di ballarlo bene e la mascolinità e il machismo. Gli uomini si insegnavano trucchi e segreti l'uno con l'altro, esercitandosi fra di loro prima di mostrare la propria abilità per attrarre e sedurre le ragazze nei bordelli. Jorge Luis Borges, il grande scrittore sudamericano, così esprimeva questo concetto: "Nessuno può dire in quale città il tango sia nato, Buenos Aires, Rosario o Montevideo, ma tutti sanno in quale via - la via delle prostitute".
La Legge per il suffragio universale del 1912 condusse ad una maggiore integrazione delle classi popolarie il tango conquistò una nuova libertà. Ma nonostante lo si potesse nuovamente danzare alla luce del sole, il tango aveva ormai acquisito il sapore di un frutto proibito. Ognuno voleva ballare. Ognuno voleva essere visto ballare. Era diventato più popolare di prima, aveva conquistato l'alta società, per cui vennero organizzate feste di tango e aperte sale da ballo per soddisfare la crescente domanda e la sua fama ben presto varcò i confini del Sud America. Nel 1911, mentre a Londra George Grossmith e Phyllis Dare si esibivano al Gaiety Theatre, nella New York Revue per la prima volta negli Stati Uniti si sentiva parlare del tango. A partire dal 1912, i due danzatori americani Irene e Vernon Castle ballarono una loro personale reinterpretazione del ballo e in Europa il tango furoreggiava nei Tango Café e nelle Tango Tea Rooms.
Le caratteristiche audaci del tango ovviamente fecero in modo che non venisse approvato da tutti. Nel 1913, il teologo americano Campbell Morgan espresse una curiosa ipotesi insinuando che il tango fosse la conferma della teoria di Darwin, ovvero della discendenza dell'uomo dalla scimmia. Contemporaneamente, in Europa, l'Arcivescovo di Parigi, il Cardinale Amette, dichiarava che "I Cristiani non dovrebbero in buona coscienza prendere parte al tango". L'anno successivo, lo stesso Papa Benedetto XV si scagliò veementemente contro il tango, "è oltraggioso che questo ballo indecente e pagano, un assassinio della famiglia e della vita sociale, sia anche ballato nella residenza papale!". Il tango si diffuse in tutta Europa, causando problemi ovunque veniva danzato. Nel 1914, il Kaiser Guglielmo II proibì ai suoi ufficiali di ballare il tango in uniforme considerandolo lascivo e contrario alla pubblica decenza. Il capo della polizia di Monaco di Baviera bandì il tango una volta per tutte alle festività primaverili, sostenendo che "... ha molto più a vedere con la stimolazione sensuale ed erotica che con la danza".

La Lunga ha detto...

e perchè non ritorni a ballare!? se ahi una passione come questa non la devi soffocare, è come soffocare una parte di te...

Master of Fouls ha detto...

@anonimo, ammettilo...sei Piero Angela...

MoF

digito ergo sum ha detto...

le passioni, come ti prendono dentro, eh?

@dubbafetta

intenditrice!

Anonimo ha detto...

Caro Master of Fouls, non sono Piero Angela, mi chiamo Daniele e suono il tango in giro per l'italia e anche fuori, praticamente vivo di tango in tutti i sensi...e se Sara balla il tango è anche grazie a me....soltanto che adesso non mi parla più e non so perchè!!!

Sara...il mio pensiero triste quando suono....

Sara ha detto...

Tornerò a presto a ballare! Mica l'abbandono cosi...quando si ha la fortuna di incontrare un AMORE come questo...;-)

Jessica ha detto...

Ma... Sara... Daniele per caso ti sta importunando?
8/ non ci vedo bene...

Nelly-Paolo ha detto...

Bellissimo il tango! Io l'adoro! Vorrei tanto imparare a ballarlo... peccato che quando mi muovo sempbro un tronchetto:-(
Nelly

Pupottina ha detto...

ciaooooooooooo

se ne dicono di paroleeeeeeeee

enzorasi ha detto...

Non lasciarlo, è una parte di te. Balli da sola? Da sola si può...prima o poi ci saràun braccio che ti cinge la vita. Hai notato quanti commenti appena attacca la musica e indossi le tue scarpe? Siamo tutti privi di qualcosa nel profondo: abbiamo sete!

Cilions ha detto...

Beh, qualche anno fa ho scritto una cosa a riguardo: